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Donne con la pistola

marzo 15, 2010

Riviste maschili alla mano, mi sembra che nella moda delle icone sexy, molte di quelle che erano conigliette vent’anni fa, oggi siano diventate soldatesse con fucile e reggicalze. Nel grande gioco della caccia, forse la donna ha scoperto che era meglio passare dall’altra parte: meglio inseguire armate che essere facili prede … Fatto sta che l’uomo, dopo essersi rifatto gli occhi con piume di struzzo e fior di pizzi, ora si bea soprattutto alla vista delle foto che ritraggono la donna con il coltello dalla parte del manico. Quando mi accorgo che dai barbieri la cover della soldatessa spopola più del Topolino dai dentisti per bambini mi dico perché non dovrei anch’io mettermi a giocare ai soldatini? Se è questo che l’uomo cerca, se questo è il nuovo trend, solletichiamo pure l’immaginario maschile con il solito corpo, avvolto però da un’aria militaresca. Costatato che il verde scuro riesce a non fa a pugni con il colore dei miei capelli, decido di procedere con le manovre. Non me ne starò ancora per molto a guardare procaci modelle in tuta da parà a far volare per aria la testa di mio marito. Se proprio gli deve cader l’occhio sulla mimetica sbottonata, che sia la mia. Altrimenti, ad un certo punto chi si sbottona per gelosa insofferenza sarò io. Per iniziare, al primo giorno di mercato rionale mi compero una bella magliettina aderente color boscaglia. Però, per fare la Lara Croft di Lambrate non basta un completino maculato d’autunno, occorre molto di più. Servono accessori veri. Vorrà dire che mi darò al tiro a segno. Non serve necessariamente frequentare un poligono, si può improvvisare anche a casa propria: basta fissare un bersaglio al muro e un appuntamento con l’oculista. Posto che sono anche idonea al tiro, senza compromettere il doppio vetro mio e del vicino, metto a tema la questione in casa. Come tutti gli acquisti di roba non commestibile che superino i cento euro, occorre condividere l’idea d’acquisto – d’una pistola in questo caso – con chi quei duecentocinquanta euro li porta a casa. Due sere più tardi ne parlo dunque a cena con mio marito. E lui approva. Non avevo dubbi. Se sia perché già si vede un’avvenente Bond girl o l’impavida Black Mamba di KILL BILL nel letto, preferisco non saperlo. L’importante è che io domani torni a casa con la mia nuova UMAREX Beretta 92 ad aria compressa piccolo calibro. Per un uso casalingo non vale la pena scomodare fucili o porto d’armi. Sugli accessori ci faccio un pensierino. Si può completare l’acquisto con: mirino per migliorare la precisione, compensatore per limitare l’effetto rinculo, silenziatore per non spaventare mezzo condominio. Basta la sola carta d’identità: i pallini 4,5 mm vengono usati solo per ammazzare il tempo. Per usarla aspetto però il weekend, quando l’occhio supervisore del mio beneamato mi illuminerà su tamburi e caricatori. Nel frattempo decido comunque di non rimanere con le mani in mano, ma di allenarmi con qualche ‘arma’ casalinga. Se so già usare propriamente un minipimer e la piastra per capelli, posso procedere a maneggiare strumenti che contemplino un più massiccio uso della mira. E poiché il tempo è quello che è, opto per la spesa veloce al supermercato e mi armo del lettore di codice a barre. Per iniziare ad impratichire la mira è perfetto: si tiene come un telecomando e si punta sul bersaglio a righe nere. Al nostro clic, si accende la luce verde: centro. Arrivata a centoventi euro di vettovaglie mi fermo, altrimenti rischio che anche il conto vada all’infrarosso. Arriva il sabato. Posizioniamo il bersaglio al muro, carichiamo i pallini nel caricatore e la bomboletta d’aria nell’apposito vano. Ormai, il pretesto dell’aria da moglie-soldato-con-carattere è stato surclassato dalla reale sfida di riuscire a colpire il bersaglio nel modo migliore possibile. Sto riconsiderando la situazione in una semplice ottica di allenamento per la vista e la concentrazione. Se poi il marito ci intravede una moglie armata di sensualità, tanto meglio. Il primo sparo è mio, ca va sans dire.  E’ più complicato di quanto non pensassi, ma ci prendo gusto. Ottimi da appendere sono i bersagli di carta appoggiati su di un raccoglitore d’acciaio per i proiettili consumati: cambiando il cartoncino, ad ogni successivo caricatore si vedono i miglioramenti. Il lunedì mattina provo da sola, senza difficoltà. Il problema non sono io, ma è il muro. Dopo un quarto d’ora mi accorgo che il bersaglio sembra posato sul tetto di una Panda su cui è grandinato come noci dal cielo. Copro il tutto con un bell’ingrandimento fotografico (ma proprio grande), e per questo consiglio, prima di iniziare a pistolare (come dice mia figlia in età d’asilo) di installare intorno al cerchio da colpire una protezione per la parete: evitare il sughero, perché si incorre nel pericolo di rimbalzo del pallino; meglio il polistirolo. In più è bianco come il muro.

Attualmente, l’allenamento è in progress.

Effetti sul marito? Non ho chiesto apertamente i suoi commenti, ma a Natale mi ha regalato un baby-doll color rosa antico e un tubino nero da sera. Vorrà dirmi qualcosa??

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